L'etica Libera la Responsabilità

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Libera Avellino ha presentato in una conferenza stampa l'iniziativa L'etica Libera la Responsabilità - 4 punti per il buon governo della Città di Avellino.

Sulla scia di quanto avvenuto a livello nazionale con la campagna Riparte il Futuro il coordinamento di Avellino ha pensato di proporre ai candidati consiglieri e ai candidati sindaci quattro punti sicuramente impegnativi ma semplici e concreti per poter combattere la criminalità e la corruzione attraverso sani principi, trasparenza e partecipazione.

"Offriamo alla città, ma soprattutto alla futura amministrazione, idee e punti programmatici che vengono fuori dai nostri valori, dalla nostra analisi del territorio e dalla nostra esperienza in tema di legalità, giustizia sociale, trasparenza, lotta alle mafie e alla corruzione- dice Francesco Iandolo referente provinciale di Avellino - Questa è un’iniziativa che durerà per tutto il mandato dell’amministrazione e che ci permetterà di essere al fianco di tutti quei consiglieri e di quel sindaco speriamo scelti tra quelli che decideranno di fare propri questi quattro punti e di impegnarsi per metterli in pratica.

Per leggere l'appello completo, per firmare e per scoprire quali candidati hanno firmato visita il sito

liberaavellino.wordpress.com

L'emozione della Marcia

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di Martina Russo*

Il racconto della XVIII Giornata Nazionale della memoria e dell'impegno a Firenze. Tanti colori, inni e spettacoli ma anche tanta consapevolezza e corresponsabilità


Uno, due, tre, quattro, cinque, dieci…molti più dei “cento passi” di Peppino Impastato sono stati fatti da tutti i partecipanti alla manifestazione tenutasi a Firenze  per la memoria delle vittime delle mafie il 16 Marzo scorso.

“Una memoria che deve sempre diventare impegno”: per l’impegno di cui parla Don Luigi Ciotti in 150 mila da tutta Italia non abbiamo dimenticato di essere presenti in questa giornata. I colori di Libera, erano i colori dominanti della marcia, ravvivata ancora di più dagli innumerevoli fiori di carta che i partecipanti hanno costruito nei modi più svariati per le vittime della mafia e arricchita ancora di più dalla vitalità dei ragazzi del circo sociale di Barra, “Il Tappeto di Iqbal”, che per tutto il percorso hanno camminato su trampoli, fatto acrobazie ed esercitato la loro arte circense. Oramai la giornata della memoria delle vittime delle mafie è diventata un momento di incontro: vedere così tanti volti di tutte le età partecipare con entusiasmo all’evento e cantare assieme inni che esaltano tutti quelli che hanno dato la vita per combattere le mafie è simbolo di forza, di consapevolezza, di speranza, fa sentire l’unione.  

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Più cultura e più Saviano per battere la camorra

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Pubblichiamo l'editoriale di Santo Della Volpe direttore di Liberainformazione

 

Troppo spesso ci siamo sentiti dire che  parlare di Scampia per la camorra e le sue violenze nuoce a quel quartiere ed alle speranze di rinascita dei suoi abitanti. Troppe volte si sono accusati la stampa e la tv di informazione  negativa e di  sensazionalismo. Come se i nemici da battere non fossero camorra, droga e armi fumanti, ma chi ne parla per denunciare e per chiedere,viceversa, di tenere i fari accesi su Scampia e sui  tentativi di rinascita del quartiere. Ora si torna  di nuovo a questo vecchio, trito schema: come se  non ci fossero stati morti ammazzati addirittura nel cortile di una scuola materna. E non anni fa, ma all’inizio di dicembre. Perché chiudere gli occhi su questi gravi avvenimenti, accusando chi ne fa denuncia ed argomento culturale di riflessione, impedendo addirittura le riprese televisive per una fiction tratta da “Gomorra”,  invece che alleare cultura, informazione e territorio per isolare ed estirpare la camorra?

 

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Senza corruzione riparte il futuro

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Due anni fa Libera e Avviso Pubblico hanno lanciato la campagna "Corrotti". Risultato: un milione e duecentomila firme raccolte.

Chiedevamo il miglioramento della normativa italiana, per colpire un crimine che distrugge economia, società e speranze: la corruzione.
Oggi il nostro Paese ha una nuova legge in merito, ma è insufficiente.
C'è bisogno di colpire più in profondità questo male, a partire dall'impegno di ciascuno per chiedere maggiore trasparenza al mondo politico e proseguire nel processo di riforma legislativa.
Per questa ragione "Riparte il futuro".

Riparte il futuro è il nome della campagna attraverso la quale vogliamo tenere alta l'attenzione di tutti sulla corruzione e i suoi effetti.
Ciascuno di noi deve assumersi la propria quota di responsabilità.

Ripartiamo insieme ancora una volta.
www.riparteilfuturo.it è il sito della campagna, a cui potrai collegarti per saperne di più.

Alle lavoratrici e ai lavoratori della Fiom

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La lettera scritta dal Coordinamento provinciale di Libera Napoli in occasione dello sciopero del novembre  2012


come cittadini e come Coordinamento provinciale di Libera Napoli siamo al tuo fianco e al fianco di tutte le lavoratrici e i lavoratori per i quali non sono stati garantiti i diritti. Lo siamo anche in virtù di quella tessera onoraria chela Fiomci ha consegnato.

Onoraria nel senso che è un onore possederla ed un onere non procrastinabile onorarla!

Con quella tessera, abbiamo confermato di essere Partigiani, di schierarci sempre dalla stessa parte: dalla parte dei diritti, della giustizia, della legalità democratica.

Non solo quella violata nella mancata osservanza di una sentenza d’appello immediatamente esecutiva, ma anche quella violata dall’ingiustizia sociale che si contrappone alla coesione sociale e consente alle mafie di occupare spazi che ci appartengono. Il lavoro è un diritto costituzionalmente garantito. È un diritto fondamentale ed inviolabile richiamato dall’articolo 2 della Costituzione e  dall’articolo 3 come strumento necessario per realizzare quei principi di  pari dignità sociale e di eguaglianza cosi fortemente enunciati dalla nostra Carta fondamentale. Quando si calpesta la dignità del lavoro si mortifica la democrazia.

Il reintegro dei lavoratori nel loro posto di lavoro non è una libertà dell’iniziativa economica privata, ma un obbligo posto a garanzia degli stessi lavoratori. Il gesto, inaccettabile, dal punto di vista sociale oltre che giuridico, di chi si rende autore di una simile violazione, è anche il segnale di un autoritarismo, di chi possiede i mezzi di produzione, che riproduce gli atteggiamenti tipici di un modello mafioso di gestione delle imprese e dunque in assoluto contrasto con i principi costituzionali posti a garanzia della sicurezza, della libertà e della dignità umana scolpiti in quall’articolo 41 della Costituzione che regola i fatti economici del nostro Paese.

 

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Il circo sociale di Barra non deve morire

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LETTERA APERTA ALLE ISTITUZIONI

Il giorno 31 Ottobre 2012 presso l’ufficio del direttore amministrativo Dott. Avv. Antonio Furno dell’Istituto Comprensivo Caruso-Rodinò alla presenza dalla Vicaria Olimpia Cardelli, del Direttore Amministrativo Dott. Avv. Antonio Furno e della funzione strumentale Dott. Giosuè Tredici, del Presidente della Cooperativa Sociale Onlus “Il tappeto di Iqbal “ Giovanni Paolo Savino, del Presidente dell’Associazione di volontariato “Terra di Confine” Vincenzo De Luca Bossa e del sign. Marco Riccio socio della cooperativa sociale onlus “Il tappeto di Iqbal”, ci veniva comunicata la volontà dell’I.C. Caruso-Rodinò di voler dismettere il plesso “Salvemini” sito in via Mastellone di Barra. 

In seguito alla nota dell’I.C. prot. n. 380/A20 del 23 Febbraio 2012 ossia il “Nulla Osta alla concessioni dei locali del plesso Salvemini alla cooperativa sociale onlus “Il tappeto di Iqbal” e vista la nota prot. n. 748/A20 del 12 Marzo 2012 inviata all’assessore al Patrimonio del Comune di Napoli con oggetto: “Richiesta di autorizzazione alla concessione, da parte dell’Istituto scolastico Rodinò, dei locali palestra e spazio laboratorio della scuola elementare Salvemini di Barra alla cooperativa sociale onlus “Il tappeto di Iqbal”;

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Un premio in nome della verità

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di Geppino Fiorenza*


Il ricordo di Giancarlo Siani nel ventisettesimo anniversario della sua uccisione per mano camorristica

E' stato un onore per me sedere nella commissione per il "Premio Siani" della nona edizione 2012, insieme a Paolo e con gli amici del Comitato promotore, affianco ad Armando D'Alterio, il magistrato che ha riaperto il caso ed assicurato alla giustizia mandanti ed assassini del giovane giornalista de "Il Mattino". L'abbiamo voluto presidente della Commissione, per questa edizione, dopo Marco Risi ed Antonio Ghirelli. A parte la sua evidente competenza, come dimenticare decisivi aspetti umani della stessa vicenda processuale. Quel magistrato, dopo la conclusione del processo, raccontò una sua piccola "trasgressione" aveva preso in prestito dal fascicolo Siani la foto di Giancarlo, portandola sempre con s'è , nel portafogli, per rimetterla poi al suo posto alla fine di tutto.

Quel gesto ha caricato di umanità l'adamantino rigore dell'inquirente nella ricerca della verità e della giustizia per quel sorridente ragazzo di 26 anni, pieno di amore per la vita e per il mestiere di giornalista, che Marco Risi ci ha riconsegnato in maniera indelebile con il suo bel film, da cui ha preso il nome questo nostro giornale. E "di aver usato il metodo Siani" - scrisse D'Alterio - per condurre il processo, quel metodo, appunto di ricercare la verità , costruendo un mosaico, tassello dopo tassello. Così anche si e' fatto onore a Giancarlo, amato dai ragazzi di tante scuole che portano il suo nome o progettano iniziative sulla legalità vera e vissuta, usando il "suo metodo".

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Una legge per la democrazia

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*di Davide Pati

Trent'anni fa, il 13 settembre 1982, veniva approvata la legge n. 646, nota come "legge Rognoni - La Torre", che introdusse per la prima volta nel codice penale la previsione del delitto di associazione a delinquere di tipo mafioso (articolo 416 bis) e la confisca dei beni alle organizzazioni criminali. Due disegni di legge, presentati rispettivamente dall'on. Pio La Torre e dal ministro dell'Interno Virginio Rognoni, confluirono in un testo normativo che ha segnato una svolta decisiva nella lotta alle mafie nel nostro paese. Una legge per la democrazia la potremmo definire, perché fu proprio Pio la Torre ad affermare come "dobbiamo considerare la lotta alla mafia un aspetto molto importante e decisivo, non a sé stante, ma nel quadro della battaglia più generale per la difesa dello stato democratico".

Anche il figlio Franco La Torre, in occasione di un recente dibattito in memoria del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ha ricordato come quello di suo padre fu l'impegno di una vita per il riscatto della propria terra e delle persone dalla loro posizione di subalternità democratica. Alcuni magistrati siciliani impegnati nel contrasto alle organizzazioni mafiose contribuirono alla stesura e alla formulazione tecnica della legge...


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http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/7060

Via d’Amelio, la strategia del potere

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pubblicato su www.liniziativa.net


Nel ventennale delle stragi del ’92 la verità processuale non è ancora stata scritta. Quella storica è visibile a tutti

Il palazzo sventrato. Il fumo nero che sale dalle carcasse delle auto bruciate. Si sente “il puzzo del compromesso morale” che promana da quell’esplosione che mutilò i corpi di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina, Agostino Catalano,  Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. Alle 16.58 di quel tremendo 19 luglio 1992, per la seconda volta nella storia recente della mafia Palermo era ancora come Beirut. Ma non solo nel 1992. Anche gli anni ’80, in piena seconda guerra di mafia, caddero tantissimi servitori dello Stato “che lo stato non è riuscito a proteggere” o forse non decise di proteggere. Dalla Chiesa, La Torre, Chinnici, Cassarà, Agostino, Montana e quanti, anche negli anni precedenti come Impastato e Fava, si frapposero ad una linea di sviluppo di una realtà di potere  che si è sempre celata dietro atti stragisti e che ancora oggi, magistrati, come il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Caltanissetta, Roberto Scarpinato, non esitano a porre domande inquietanti che ancora non trovano alcuna risposta.

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"Nuova Quarto Calcio per la legalità" nasce la squadra antiracket

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fonte: Repubblica.Napoli

Il team è stato sottratto alla camorra e affidata alle associazioni che si battono contro il "pizzo" nell'area flegrea. Ora viene sostenuto dai cittadini con una formula di azionariato popolare

Scenderà in campo con il logo della locale associazione antiracket al posto dello sponsor: così la squadra "Nuova Quarto Calcio per la legalità" si presenterà ai nastri di partenza del prossimo campionato campano di Promozione, dopo essere stata sottratta alla camorra e affidata alle associazioni che si battono contro il "pizzo" nell'area flegrea.

A sostenere la squadra, è stato spiegato nel corso della presentazione del team, saranno i cittadini di Quarto con una sorta di "azionariato popolare" lanciato attraverso una sottoscrizione sostenuta dalle associazioni antiracket.

La società sarà gestita dal responsabile nazionale di SOS Impresa, Luigi Cuomo, a cui è stata affidata dall'amministratore giudiziario, Luca Catalano.

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Se c'è camorra nei comuni, i politici non possono non sapere

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di Amato Lamberti

fonte: www.ilmediano.it

La camorra è diventata "sistema" al quale partecipano dipendenti della Pubblica Amministrazione, imprenditori, politici. Si combatte con la trasparenza. Di Amato Lamberti

 

L’operazione” Due Torri”, portata avanti dalla magistratura salernitana, è fondamentale per capire quali sono oggi i rapporti tra politica, pubbliche amministrazioni, imprenditori e camorra. In breve, per riassumere la vicenda, in merito agli appalti della Provincia di Salerno, nel corso di alcuni anni, i magistrati ipotizzano un sistema per l’assegnazione degli appalti, ma anche dei subappalti, che coinvolgeva dipendenti dell’amministrazione, alcuni imprenditori, alcuni amministratori, alcuni politici. In particolare, i magistrati, dopo l’arresto di due funzionari della Provincia e di quattro imprenditori, sono alla ricerca dei referenti politici.

Appare chiaro, infatti, che quello scoperto fino ad ora dalla DDA di Salerno sugli appalti truccati potrebbe essere solo la punta dell’iceberg di un sistema ben più ampio.

 Non appare credibile che i politici non fossero a conoscenza di quello che, per almeno sette anni, è stato il sistema di assegnazione degli appalti pubblici. Non è credibile che nessuno, degli amministratori e dei politici, si sia mai interrogato sul perché i lavori di sistemazione di edifici scolastici, di realizzazione o di manutenzione delle strade venissero sempre affidati agli stessi costruttori o a ditte ad essi collegati, oltre al fatto che i cugini Rino e Giovanni Citarella avevano sempre le porte aperte in Provincia ed “erano molto inseriti”, come ha confessato un indagato.

I reati contestati a vario titolo agli indagati sono turbata libertà degli incanti; inadempimenti di contratti in pubbliche forniture; frode nelle pubbliche forniture; corruzione per atto d’ufficio; corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio; abuso d’ufficio; rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio; falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici; falsità in registri e notificazione; falsità commesse da pubblici impiegati incaricati di un servizio pubblico; violazione delle norme relative al subappalto e altri illeciti minori. Tutti reati che senza il sostegno degli uffici pubblici e degli amministratori competenti non si sarebbero neppure potuti realizzare.

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• Lo spot della Giornata Nazionale della Memoria e dell'Impegno - 16 Marzo 2013
• Senza corruzione riparte il futuro
• Don Ciotti, subito legge anticorruzione
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• Rabbia e indignazione contro la violenza
• A San Sebastiano, con Libera, si parla di Beni Confiscati
•  A S. SEBASTIANO UN CONVEGNO SULLE ECOMAFIE CON LIBERA E LET'S DO IT
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• Premio Nazionale "Don Diana"
• IV Assemblea provinciale di Libera Avellino - 1 Marzo 2013
• Le Cinque Giornate di Giugliano
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